14611018_1525616990798734_1471109553917630979_nOggi è il terremoto; ieri in un altro posto era un’inondazione o una tromba d’aria, un incidente o una grave malattia.

Domani chissà.

Tutti eventi che improvvisamente ti riformattano  le priorità che hai in testa. E non penso solo al fatto di dover salvare la vita nel momento nel pericolo: penso a quel che accade dopo, quando – oggi grazie anche ai vari social metwork – scopri che i tuoi affetti, le persone che contano, stanno bene.

Tiri un grande respiro di sollievo; tu e i tuoi cari, siete stati miracolati o fortunati, sì magari una fortuna aiutata, ma pur sempre di un pezzo di fato favorevole si tratta.

Scopri che puoi stare con gli stessi vestiti per giorni e che puoi sopravvivere, tutto sommato. Che puoi stare senza tv, armadi piendi di roba, e che nn ne senti nemmeno una gran mancanza. Poter leggere il messaggio di un amico che sta nella tua stessa barca, o poterci parlare, ti scalda fisicamente il cuore.

E questo non solo è tantissimo: è tutto.

Come ricordava Mandela “le persone sono persone per mezzo di altre persone“. In termini più moderni diciamo che “siamo le nostre relazioni“: in ogni caso il posto, bello o brutto, non è determinate.

E’ il senso di affetto e comunità che conta. Dare la mano al barista che per 40 anni ti ha fatto il caffè e che oggi ti guarda con gli occhi lucidi perché ha perso tutto, ma sa di essere fortunato a potersela raccontare. Una pacca su una spalla da una persona con cui non eri proprio in intimità, ma che diventa intimo nella sventura. Riconsocere in un supermercato lontano da casa una faccia conosciuta del tuo paese disastrato, una persona con cui nemmeno ti salutavi,  che ti si avvicina per dire: “casa malconcia, ma vedo che stai bene anche tu, ne sono felice..“.

Questo ti rende una persona: il contrario dell’indifferenza che oggi dilaga. Talvolta riteniamo di poter fare a meno del prossimo, del vicino rompiballe o di quello scorbutico. Alla volte la vita ti sorprende e ti fa capire che non è proprio così. A meno che tu non sia un eremita, nel qual caso, però, dovresti stare in un eremo. Non si può fare l’eremita in mezzo alle persone!

Certo se ti sposti in un luogo in cui la catastrofe ha fatto solo paura, ma nessun danno,  ti sembra di essere in un film. Una sorta di Matrix delle priorità: a 200 km dall’epicentro senti persone che si lamentano perché nn trovano parcheggio o è finito il loro prodotto preferito sullo scaffale ed un po’ le compatisci: si preoccupano di quel che non ha valore.

Non gli augureresti mai un “terremoto didattico”, ma nel contempo non puoi non notare che state vivendo in due relatà diverse, molto diverse. E non è semplice capire chi sta davvero meglio: da un lato una vita rivoltata e centrifugata  che alla fine si ferma sui veri valori; dall’altra un’ esistenza tranquilla che forse non si accorge delle cose che contano davvero.

Così può accadere che nelle nostre vite agiate, con pochi scossoni, si possa avere il lusso di litigare con il prossimo per motivi che fanno sorridere.

Ho cercato spesso di immaginare le reazioni a una catastrofe di  quelli che litigano come se l’oggetto del contendere fosse la cosa più importante e prioritaria: capirebbero che stanno discutendo – probabilmente – del nulla? E che lo possono fare solo per una sorta di perversa fortuna? Una strana serie di coincidenze che gli consentono di preoccuparsi del superfluo, visto che non devono preoccuparsi dell’essenziale.

La prossima volta che litigate con qualcuno fermatevi a riflettere su quanto è veramente prioritario il conflitto in cui siete coinvolti, e se valga davvero la pena di esaurire in esso delle risorse emotive che non sono infinite.

Fate un bel respiro e pensate ad una catastrofe ed anche al vostro partner, ai vostri figli o parenti, ai vostri amici: vederete che le priorità si risistemeranno quasi magicamente.

Quelle risorse emotive che inconsapevolmente bruciate litigando, riconvertitele in amore con coloro che amate, ma anche con il prossimo che non amate.

Come dice un vecchio proverbio di queste zone terremotate, “la vita è come la scaletta del pollaio: corta, ripida e piena di cacca“. Vi auguro tanta fortuna e felicità, ma le catastrofi non avvisano.

Amatevi per bene, quando state bene.

Attenzione: non si tratta di badare agli interessi degli altri, ma pouttosto ai nostri. Un discorso anche un po’ egoistico: arrabbiarsi consuma risorse emotive, aumenta lo stress e ci fa vivere peggio. Chi è impegnato in un conflitto, forse non se ne rende conto, ma consuma un energia che non é infinita: quella data dalle emozioni. Ecco che alla fine non resta piú combustibile per le nostre relazioni più importanti.

Parola di mediatore terremotato fortunato che non riesce più a distinguere tra professione e filosofia di vita.

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2 thoughts on “Catastrofi, priorità e conflitti.

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