reloadHo sempre pensato che la gestione efficiente dei conflitti rappresenti una porzione importante delle competenze e capacità di manager/dirigenti e – in maniera diversa – di chiunque faccia parte di una organizzazione.

Una grossa conferma l’ho avuta da Paolo Bruttini  che ha condotto  l’ultimo #ReloadedFdR  parlando di open leadership: non ho contato quante volte ha citato la parola conflitti, ma ciclicamente il tema riemergeva.

E credo, davvero, che non possa essere altrimenti.

Se già nella gestione della quotidianità aziendale il conflitto è dietro l’angolo, figurarsi cosa può accadere quando il capo cominicia pian piano a spogliarsi, magari chiedendo ai collaboratori di indossare qualcuno dei suoi abiti.

All’interno del nostro, che è un gruppo estremamente affiatato e dove anche l’ultimo degli arrivati si sente subito a casa, abbiamo assistito ad un uso moderato e sensato di energia: mi è molto piaciuto questo termine utilizzato da Paolo nel momento in cui la discussione si stava facendo più partecipata e sentita. Ecco, quella stessa energia, in un gruppo diverso, potrebbe trasformarsi da semplice combustibile che fa procedere e crescere un’organizzazione, in una forza che la distrugge.

Affrontare certi temi è come entrare in una raffineria di benzina con un accendino in tasca. Bisogna sperare che nessuno lo usi. Il fatto è che discutere di come si debba fare il capo significa muoversi tra tubi e serbatoi, con poca luce: facile immaginare i possibili sviluppi…

Temi tosti: scambiare una struttura agile e leggera per anarchia è questione di sfumature. La fregatura è che il cervello va nel panico di fronte a questioni complesse e siccome questo genera brutte sensazioni, si va subito ed incoscimente alla ricerca di soluzioni. Lo schioppo mentale di Kahneman è servito; lo sport più praticato dall’essere umano: saltare alle conclusioni.

E poi, senza capo, c’è il rischio che collaboratori e dipendenti si sentano disorientati o smarriti: alt! Nessuno ha detto che sia facile..L’importe è non avere fretta.. anche se questo è in certo senso.. controintuitivo. Il cervello balza, c’è poco da fare: è in allenamento continuo da milioni di anni, da quando serviva una risposta veloce, anche se imprecisa, Oggi, invece, è tutta una questione di precisione e la velocità è assai relativa. Un discreto problema..

E’ molto bello  far parte di un gruppo in cui ci si può confrontare su temi anche spinosi, nel pieno rispetto dell’altro, senza attacchi personali, rispettando (più o meno) il turno di parola, con tante mani alzate che aspettano solo di poter dire la loro.

L’energia deve essere instradata e contenuta. E siccome ognuno di noi, quando si muove all’interno di un sistema di persone, ne produce un po’, è nostra responsabilità evitare che essa produca danni. Certo le discussioni sono come i vapori di benzina: basta l’ombra di una scintilla a generare un’esplosione; se quindi qualcuno non si accorge di fare l’accendino della situazione, è responsabilità degli altri raccogliere le scintille, magari bruciandosi un po’ le mani, per evitare danni peggiori.

E’ affascinante vedere dal vivo come i conflitti si sviluppano all’interno dei gruppi: quanti accendini ci sono e quanti pompieri? E quanti, che non essendo dei due, producono comunque degli effetti…?

Il bello (o il brutto..) è che l’accendino magari non si riconosce come tale, mentre fare il pompiere implica un’indole particolare o un ottimo auto-controllo.

Senza sottovalutare il fattore “C”, cioè il … caso…, che in certi gruppi fa incontrare un accendino con molti pompieri ed in altri un accendino senza alcun pompiere:

un’ affermazione netta e chiara su un tema fondamentale, positiva quanto a schiettezza  e trasparenza, ma detta con un tono fermo e senza tentennamenti,  rischia di meta-comunicare una distanza incolmabile ed una chiusura che rischiano di rendere inutile proseguire nella discussione, impedendo quindi di risolvere il problema. Al di là delle intenzioni di chi l’ha espressa. Se ci sono pompieri a sufficienza non c’è problema, ma  in caso contrario…

Sarebbe di certo possibile comunicare lo stesso identico contenuto in modo tale da ridurre al minimo le possibilità che, in mancanza di pompieri in numero sufficiente, la discussione degeneri o si interrompa: il fatto è che molto spesso è una questione di frazioni di secondo.

Si tratta di pura emozione: una frase troppo netta può suonare come un sonoro schiaffone per chi ascolta: un qualcosa che fa male, che si sente sulla pelle e che innesca immediatamente una reazione. A meno che chi ascolta non sia un pompiere: il fatto è che i ruoli non sono così netti e le persone non hanno le etichette sulla fronte (senza dimenticare che si tratta solo di una metafora che semplifica e che, talvolta, può banalizzare).

E questo è solo un esempio: se la discussione è sui valori, principi o credenze o ideologie, tutto rischia di escalarare velocemente. Possedere strumenti per gestire in maniera efficiente il conflitto nelle fasi iniziali diventa allora fondamentale.

Puoi essere accendino, pompiere,  nessuno dei due o entrambi a seconda delle situazioni: chiediti sempre che effetto potranno avere le tue parole ed il tuo comportamento sulla relazione con gli altri.

Una constatazione ed un consiglio: per essere efficace devi essere allenato. Ciò signfica che devi conoscere la teoria ed essere bravo a metterla in atto, di continuo, finchè non ti verrà naturale. Il talento aiuta, ma da solo non basta.

Ma sei fortunato.Hai a disposizione la palestra più grande del mondo: il tuo partner, i tuoi figli, i vicini, i colleghi, i collaboratori, il funzionario di banca o quello delle poste, il gommista o quello che ti frega il parcheggio. Ogni occasione, ogni giorno, è buona per litigare..o per allenarsi..

Ne hai davvero voglia?

 

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One thought on “Open leadership e gestione dei conflitti

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