palazzo borghesePrendo a prestito dall’amico Gianluca Carradorini  una delle tante immagini che ha realizzato dei nostri Monti Sibillini. Di fronte a scenari simili si resta sorpresi e affascinati dalla bellezza dei luoghi e dalla magnificenza della natura.

Non si pensa, però, a come si siano formate le montagne ed a quali spaventose forze si siano sprigionate. Sono le stesse forze che tanta distruzione hanno portato in questi giorni (come anche nel passato più o meno recente).

Con l’occhio del geologo, invece che con quello dell’escursionista, è forse più facile pensare che in fondo si tratta “solo” di cicatrici della nostra amata terra.

“Belle cicatrici”: uno dei tanti ossimori che la vita ci propone.

Non voglio togliere poesia al paesaggio montano, anche perchè l’ho sempre apprezzato e frequentato, ma solo vedere le cose sotto un’altra prospettiva.

In questo nostro mondo ingiusto è assai raro qualcosa che sia soltanto positivo: molto spesso quello che è bello per certi versi è brutto per altri. E il fatto che il lato “negativo” non sia evidente o frequente non dovrebbe indurci a ignorarlo o sottovalutarlo.

Sono le prassi, l’abitudine e le “favole” a farci dimenticare il rovescio della medaglia. Anche sulla base di tutto questo si costruiscono valori e credenze, che poi usiamo quasi inconsapevolmente: ad esempio il diritto considera le abitazioni beni “immobili”, contribuendo così a dimenticare che invece, per la fisica, le costruzioni dell’uomo non sono affatto immobili. O almeno non in termini assoluti; e questo ovviamente ci frega, poiché addormenta la nostra capacità di stare attenti alle conseguenze di questa immobilità che è solo relativa. Mi sembra un caso di cigno nero come direbbe Nassim Taleb: un evento raro, imprevedibile e con conseguente disastrose.

Se allenassimo la nostra capacità di pensiero strategico, ci concentreremmo sui pericoli: ma purtroppo non ci siamo abituati. Anzi, per scaramanzia, pigrizia, leggerezza o  ignoranza, si tende spesso a non affrontare il mondo e la vita in chiave strategica.

Come ha notato il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri in questi giorni, ci preoccupiamo delle prestazioni energetiche degli edifici o della capacità di assorbire i rumori, ma non ci preoccupiamo della loro resistenza strutturale. Per un Paese da elevato rischio sismico è una bella prova di mancanza di pensiero strategico.

Tutto questo può essere traslato ed applicato nella gestione dei nostri rapporti umani: il conflitto può emergere con effetti anche catastrofici. Una relazione che per anni non ha dato problemi, potrebbe improvvisamente guastarsi; un ambiente di lavoro (apparentemente) affiatato, potrebbe  generare conflitti difficili da risolvere.

Ancora una volta la chiave è la prevenzione.

Iniziamo ad allenare la nostra capacità di mettere in discussione le nostre credenze ed abitudini mentali (euristiche e pregiudizi..): quando si litiga non si sa mai cosa ci sia sotto ad un conflitto. Si presume di sapere cosa passa per la testa dell’altro con cui litighiamo, ma in realtà non  ne  sappiamo affatto granchè. Non sappiamo i suoi vissuti, i suoi problemi. Come lui non conosce i nostri.

Insomma c’è una tanta strada da fare. Insieme.

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