il giudiceLa prossima volta che si presenta una controversia in azienda, relativa magari a un cliente che non paga, una fornitura contestata o un problema con un collaboratore e non riesci a vedere un modo per risolverla, prima di optare per il tribunale fai queste tre domande al tuo avvocato.

E fatti dare una risposta scritta (o almeno un email..). Se ti dice che non si può rispondere a queste domande, in realtà ti ha già fornito una importantissima risposta: non sai in cosa ti stai per cacciare.

Se ti dà una risposta, ma solo orale, ti ha inviato un altro importantissimo messaggio: le sue risposte sono – per usare un termine borsistico.. – piuttosto “volatili”.

Se se sei un amante dei giochi ad alto rischio e per giunta a rischio “indefinito”, fai pure…

Ecco dunque i quesiti:

  1. Quanto costerà il giudizio.
  2. Quanto durerà il giudizio
  3. Quale sarà l’esito del giudizio.

Domande banali o ovvie? Dipende dalle risposte.. e da come vengono date…

L’ideale sarebbe avere risposte “non spannometriche”. Non pretendo il centesimo, ma se per te i soldi hanno un valore, spendere 1.000, 3.000. 5.000, 10.000 o più (per la medesima questione…) non dovrebbe essere indifferente. Il fatto è che la domanda numero 1, dipende a ben vedere dalla domanda 3.

In teoria se tu hai ragione, non dovresti pagare nulla, ma come notava Manzoni “la ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’uno e del l’altra”. Dunque è probabile che la tua ragione non sia tale al 100%. Attenzione, allora: anche un 90% ti renderebbe un vincitore imperfetto e meritevole magari di una qualche compartecipazione alle spese legali. Così magari ti tocca pagare almeno in parte  il tuo avvocato. Se poi la questione è un po’ più delicata, la tua quota di “compartecipazione” potrebbe aumentare sino all’intero importo della parcella del tuo difensore. La famigerata “compensazione” delle spese legali. Esempio: chiedi 10.000 euro, il giudice te ne riconosce 5.000 e compensa le spese: se il tuo avvocato ti chiede 2.000 euro per la sua parcella e tu incassi di fatto 3.000. Direi che è molto importante sapere se c’è questo rischio di compensazione e quanto è grande.

Il tempo è a tuo vantaggio se devi pagare e/o non hai nulla da perdere (nemmeno in termini di rapporti commerciali). Se devi riscuotere o peggio ancora si tratta di un prodotto o di un servizio di natura strategica, fai molta attenzione. Il tempo in tribunale non scorre a ore o minuti, e nemmeno a giorni o mesi; di solito si misura in anni.

Forse il tuo avvocato ti dirà che è impossibile rispondere con esattezza a queste domande: potrebbe essere vero. Non occorre essere incompetenti o in mala fede per dare questa risposta: qui stiamo parlando dei limiti fisici del sistema che è per sua natura imprecisa.

A ben vedere però è proprio un problema di precisione. Ti faresti operare (potendo scegliere, ovviamente..) da un medico senza sapere quale è la percentuale di mortalità dell’operazione? In generale, in quell’ospedale o con quel particolare medico..?

Il parallelo tra medico e avvocato mi pare pertinente: ormai tutti (o quasi) sanno che il medico deve rendere il consenso informato al paziente prima di un trattamento sanitario.

Beh, lo stesso vale anche per l’avvocato. Solo che non se ne parla.Hai anche diritto ad un preventivo scritto. Lo prevede la legge (art. 13, comma 5 legge 247/2012)

Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; a richiesta è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale.

Basta chiedere…

 

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